Antonino Pio

Nel museo civico eporediese è conservato un pezzo molto raro ed anzi quasi unico. Si tratta di un medaglione contorniato bimetallico che reca al recto l’immagine di Antonino Pio (imperatore dal 138 al 160 d.C.) con la scritta “Antoninus Aug. Pius P.P. Tr. P. XII Cos. IIII” e al verso l’immagine di un leone con la scritta “Munificentia”. Sulla base della legenda si può dire sia stato coniato durante il quarto consolato di tale imperatore, quando ricoprì per la dodicesima volta la Tribunicia Potestas e quindi intorno all’anno 149 d.C. Il diametro è di circa millimetri 65,6. I medaglioni, come le monete, erano coniati cioè battuti su uno speciale conio. Il nostro ha il recto e il verso disassati di qualche decina di gradi. Sarebbe interessante sapere se gli altri esemplari noti, che all’apparenza sembrerebbero derivare dal medesimo conio, presentano la stessa caratteristica.

Da secoli si dibatte sull’origine di questi pezzi. Se gli studi più risalenti lo consideravano un multiplo monetale, quelli più recenti ritengono che non appartenesse al circolante, ma fosse invece una sorta di riconoscimento particolare dato dall’imperatore a chi, in qualche modo, lo meritava. Una medaglia al valore per alcuni (certi esemplari hanno dei buchi o degli anelli per essere appesi come falere), un dono per altri, un simbolo che testimoniava di essere benvoluto dalla famiglia imperiale per altri ancora. Di certo fin dalle origini della numismatica tali pezzi sono stati nominati medaglioni, proprio perché come monete erano quanto meno anomali.

Il nostro esemplare è stato trovato nella ex piazza d’armi (attuale scuola Massimo D’Azeglio) sul finire dell’800. Il riferimento al leone ed alla munificentia è facilmente riconducibile alla generosità dimostrata da Antonino nell’elargire giochi circensi ai romani, con l’uso, va da sé, di numerose belve, tra le quali i leoni dovevano avere una parte importante. Non è dato di sapere per quali vicissitudini sia arrivato nella vecchia Eporedia. Chissà, magari un eporediese aveva fornito belve per il circo (di certo non leoni ma magari orsi, lupi, bisonti), oppure un funzionario della casa imperiale era un nostro concittadino. Non si possono fare che ipotesi.

Ma di vicissitudini il nostro medaglione ne ha avute anche in tempi a noi vicini: durante la guerra è stato nascosto, con tutti gli altri reperti, per evitare la.. ..deportazione in Germania per ordine della Wehrmacht. Più di recente ignoti manigoldi lo fecero sparire dal museo per poi restituirlo, insieme ad altre monete antiche, in maniera rocambolesca (fu ritrovato dentro la buca delle lettere dell’anagrafe durante il carnevale di qualche anno fa). Facile quindi concludere che fu rubato da chi aveva accesso al museo e restituito da chi conosceva bene i luoghi. Ma almeno non è stato venduto ed alla fine è rimasto nella disponibilità degli eporediesi, tornando ad essere il fiore all’occhiello del museo Garda. Ed infatti, come si diceva prima, sono pezzi più unici che rari, in specie in condizioni così buone come quello di Ivrea. Sono noti infatti solo altri tre medaglioni simili a questo, ma in condizioni assai meno buone e senza cerchiatura (forse perduta o persino mai esistita).