Gruppo Archeologico Canavesano


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Archeonews 49

Archeonews del Canavese



ARCHEONEWS Del CANAVESE

Segreteria: 0125 51053 Bollettino di Informazione per i Soci
VicePresidenza: 0125 45863 Notiziario n. 49 - Giugno 2008
Presidenza: 0125 51130



IL G. A. C. AL 1° LUGLIO 2008


La situazione aggiornata della nostra Associazione al 1° luglio 2008 è la seguente:
Presidente: Pietro Ramella
Vice-Presidente: Gallo Enrico
Segretario: Maria Teresa Fietta
Tesoriere: Fernando Benvenuti

Consiglieri: Ettore Cagliano. Paolo Carra. Guido Rossetti. Giuseppe Silmo. Erica Traversa.
Adele Ventosi.

Revisori dei Conti: Donatella Gianino. Morena Roamni



TERRENO DEL “MUCCHIO”
NELL'AREA DELLA GORA ROSSA – PAVONE CANAVESE

A partire dal 21 marzo 2008 è ripresa l'attività di setacciatura e ricupero di reperti diagnostici nel terreno archeologico trasferito dalla Paraj Auta, area del Laghetto, nel sito a lato della Gora Rossa.

I lavori sono stati svolti con impegno da diversi nostri Soci, con il coordinamento del nostro Vice-Presidente Enrico Gallo e del nostro Tesoriere Fernando Benvenuti.
Il clima inclemente, che ha caratterizzato questi ultimi mesi, ha condizionato l'andamento dei lavori. Si prevede che questa attività sul campo possa si concludere nel prossimo autunno.
Un cordiale invito a tutti i nostri Soci a partecipare all'iniziativa o a visitare il sito della Gora Rossa.



PIC – NIC ALLA GORA ROSSA

Tutti i nostri Soci sono invitati a prendere parte o a visionare i lavori in corso del nostro Gruppo a Pavone, nell'area della gora Rossa nella giornata di sabato 19 luglio 2008 .
L'attività inizierà dal mattino, con setacciatura del terreno archeologico e selezione dei reperti diagnostici. A mezzogiorno, a cura di Fernando Benvenuti, si terrà una grigliata, offerta dal GAC a tutti i Soci.
Si prega di dare l'adesione in anticipo, telefonando a Enrico (0125 45863) o a Fernando (0125 51569)




INDAGINI SULLA “PERA CUNCA”



Nei boschi della Lusenta, tra Borgomasino, Masino e Cossano, si trova un masso erratico di grande dimensioni, con una grande coppella centrale e 10 coppelle laterali di minor dimensione.
Su questo reperto, già segnalato da Piero Barocelli, sono in corso indagini multidisciplinari da parte dell'Università di Venezia, CNR e Associazione “Orizzonte Serra”; in particolare vi si svolge una ricerca di archeoastronomia a cura dell' arch. Mario Tassoni.
Questa ricerca si avvale anche degli studi del GAC e dei suoi Soci:
“Archeologia in Canavese” 1980; “Ivrea e Canavese dalle origini al Medioevo” 2003; e dell'articolo on-line di Enrico Gallo su “rupestre.net” 2004, con disegni di Nino Vachino.
Da oltre trent'anni i Soci del GAC comprendono nelle loro ricognizioni anche l'area della Lusenta. Ricordo che Bruno Selis intervenne nel passato contro persone che volevano trasportare il masso nel parco della loro villa. Il masso si trova in un'area boschiva, priva di controlli continui; perciò a rischio di furto da parte di qualche maniaco del reperto.






CAMPIONATI MONDIALI DI CANOA
IVREA 3/8 GIUGNO 2008



All'inizio del mese di giugno, Ivrea ha vissuto giornate indimenticabili di sport, di cultura e di amicizia, con atleti internazionali ed una notevole partecipazione di pubblico.
Del Comitato organizzatore dell'evento faceva parte anche il nostro Vice-Presidente Enrico Gallo. Ciò ha consentito una interessante presenza del nostro Gruppo nella manifestazione, tramite una riuscita Mostra storico-archeologica tenuta nella Sala Santa Marta, a Ivrea.
La Mostra comprendeva anche lo studio dei resti di una piroga salvata nel 1994 lungo la Dora Baltea a Vestignè, grazie all'impegno del nostro socio e valente numismatico Walter Rezza.
Al Campionato Wildwater World Championships 2008 hanno preso parte 194 atleti e 80 tecnici di 25 Nazioni, di tutti i continenti.
Abbiamo pregato Enrico di presentare su Archeonews del Canavese una documentata relazione sulla nostra partecipazione a questo evento sportivo internazionale.


LA STRAORDINARIA AVVENTURA DELLA PIROGA DI VESTIGNE’


All’inizio del mese di giugno Ivrea ha ospitato un evento di particolare importanza: i Campionati mondiali di Canoa Fluviale discesa (wildwater world championship 2008) che si svolgono ogni due anni, in alternanza con la specialità “gemella”, la Canoa da Slalom, più fortunata e riconosciuta alle Olimpiadi fin dal 1968.
Per Ivrea si è trattato di un evento speciale, che ha coinvolto centinaia di giovani e volontari che si sono proiettati in una manifestazione decisamente insolita per la nostra città.
Il Comitato Organizzatore Ivrea 2008, costituitosi proprio per la realizzazione logistica dell’evento sportivo, con l’appoggio del Canoa Club di Ivrea, ha promosso varie iniziative collaterali al Campionato Mondiale, che si è disputato nei giorni tra il 3 e l’8 giugno 2008. Le acque della Dora e le incessanti piogge hanno tenuto con il fiato sospeso organizzatori e gare, ma alla fine tutto si è svolto regolarmente, anche se le acque impietose hanno falcidiato (e capovolto..) numerosi equipaggi, purtroppo molti dei quali italiani…
Ma, a parte l’ironia della sorte meteorologica che non ha smentito la cattiva reputazione del fiume canavesano e delle sue acque ingannevoli, si sono regolarmente svolte nel centro cittadino alcune mostre di carattere culturale, alcune delle quali realizzate e proposte da soci e materiali del Gruppo Archeologico Canavesano e tradotte anche in inglese e francese.
Sono stati realizzati 4 pannelli in formato 60x80 riguardanti la scoperta e gli studi del GAC sul Pons Maior di Eporedia e le altre opere di età romana in relazione al fiume.
Ma l’interesse maggiore si è concentrato sul materiale esposto alla Sala S. Marta di Ivrea, all’interno della quale è stata realizzata la mostra intitolata “La Canoa: da mezzo di comunicazione e trasporto ad attrezzo sportivo”, un’esposizione ad ampio respiro dove i visitatori potevano osservare canoe di campioni della disciplina sportiva ed al tempo stesso approfondire le sue informazioni sul rapporto tra il fiume e l’uomo,


attraverso le mostre “I fiumi canavesani nei documenti dal 1400 al 1800” e “Preistoria in Canavese”, questa ultima realizzata dal nostro gruppo nel 1996.Nella seconda sala invece avrebbe dovuto padroneggiare la cosiddetta “Piroga di Vestignè”, ma la mancata autorizzazione della Soprintendenza ha impedito la sua esposizione, risposta che attualmente non è ancora pervenuta al Comitato Organizzatore.
Si è quindi realizzata una fotografia a grandezza naturale del reperto, che nel frattempo è stato oggetto di un’indagine scientifica, sostenuta direttamente dal C.O. del Canoa Club di Ivrea.
Il successo della mostra, che ha riscosso un afflusso notevole e “costretto” gli organizzatori a tenere aperto anche alcune sere, e l’interesse che ha suscitato dimostrano un certo “risveglio” culturale nella cittadinanza, che si auspica possa essere rafforzato, attraverso altre manifestazioni future.
Attraverso la preziosa collaborazione del Comune di Vestignè e degli insegnanti della Scuola Media “Torazzi”, la piroga è stata resa comunque visitabile e collocata in una sistemazione più idonea.
I risultati delle analisi sono stati possibili grazie alla disponibilità del nostro socio Walter Rezza, scopritore dell’imbarcazione monossile e che ha fornito una piccola ma indispensabile porzione di un frammento distaccatosi già nel ’95, e trattenuto proprio per un’eventuale indagine scientifica.
Ora, a distanza di 13 anni dalla sua scoperta, la Piroga di Vestignè acquista un valore storico ed archeologico, poiché l’esito dell’esame fa di essa la più antica imbarcazione fluviale su tutto il territorio italiano.
L’inquadramento cronologico apre uno spiraglio su un periodo, quello medievale, per certi versi ancora oscuro e che lamenta scarsità di testimonianze archeologiche e scientifiche per ottenere una corretta ricostruzione storica.
Nel manoscritto di Pietro Azario, successivo di circa un paio di secoli rispetto alle vicende di Arduino e dell’anno Mille, compare un traghetto incredibilmente simile alla piroga raffigurata nella mappa nei pressi della località dove fu ritrovata. Forse il copista medievale riportò un ricordo di quella stessa imbarcazione che noi oggi vediamo, dopo un millennio, sotto i nostri occhi.
Dunque una straordinaria e millenaria storia avvolge la Piroga di Vestignè, ancora pronta a svelare ulteriori segreti negli studi che certo seguiranno; ma allo stesso modo testimonia la lunga e millenaria storia dell’uomo e della sua sfida con il fiume, attraverso la sua invenzione più vincente, la canoa.


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L’INDAGINE SCIENTIFICA

L’esame della datazione con il metodo del Radiocarbonio (C14) è stato affidato all’Università del Salento, laboratorio CEDAD, ed effettuato nella primavera di questo anno. Il campione indicato è stato sottoposto a datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della spettrometria di massa ad alta risoluzione (AMS), presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università di Lecce.
La datazione al radiocarbonio per i campioni è stata quindi calibrata in età di calendario utilizzando il software OxCal Ver. 3.10 basato sui dati atmosferici [Reimer PJ, et al. 2004
Radiocarbon 46:1029-1058]. Il risultato della calibrazione è riportato nei grafici e nelle tabelle seguenti.

Il risultato definitivo dell’esame, calibrato secondo le più moderne metodologie, è riportato nella tabella seguente.

Campione Data Calibrata Probabilità
campione canoa 960 – 1160 cal AD 92.7 %


Tabella 1. Riepilogo della data al radiocarbonio calibrata


CONCLUSIONI

Finalmente la cosiddetta “Piroga di Vestignè” ha un “volto”, un’identificazione cronologica che le conferisce la sua importanza e che data la “piroga di Vestignè” intorno all’anno mille dopo Cristo, dunque contemporanea delle vicende leggendarie di Re Arduino, che fa della piroga l’unica e la più antica testimonianza di natante fluviale rinvenuto fin ora in Italia.
Un’imbarcazione adibita a traghetto compare sulla Dora nel “De Bello Canepiciano” di Pietro Azario nella metà circa del XIV secolo, un manoscritto ricopiato pochi decenni dopo e custodito attualmente presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, nel disegno rappresentativo del Canavese sul fiume Dora, più o meno all’altezza del territorio meridionale di Vestignè, dove è stata restituita dal fiume dopo l’alluvione della fine del 1994. Il disegno, seppur limitato e fantasioso, presenta dei fori lungo lo scafo necessari per i cavi che servivano per effettuare un attraversamento in sicurezza del fiume.
Gli stessi fori sono presenti anche sul manufatto ligneo recuperato, e probabilmente avevano la stessa funzione. Una piroga-traghetto, che serviva proprio a traghettare persone e materiali da una sponda all’altra del fiume, quella ad Est (Vestignè, Masino) e quella ad Ovest (Strambino, Candia).. Una funzione eseguita tra il X e l’XI secolo dopo Cristo, nel periodo di Arduino e del breve apogeo delle sue gesta e della sua corte stanziata proprio nei paraggi, precisamente al castello di Masino.
Dunque il nostro “pezzo” di legno, usando parole di Collodiana memoria, lentamente inizia a diventare un oggetto “vero” con una sua storia ed una sua identità, che sembra rivelarsi alquanto straordinaria.
Gli anni intorno al mille sono contrassegnati da momenti di forti contrasti nel territorio canavesano: a partire dalle discordie tra il Vescovo Warmondo ed Arduino, fino ad arrivare al periodo dei Comuni e le lotte tra Guelfi e Ghibellini, estremamente catastrofici se si dà uno sguardo alle terribili cronache del “De Bello Canepiciano” di Pietro Azario, edito nel 1357, ma relativo alle discordie tra “nobili del Contado Canepiciano” che a loro volta si riferiscono ai tumulti del secolo precedente.
La scoperta più interessante potrebbe essere rappresentata quindi dal disegno del Canavese (nel pannello gigante della piroga si vede bene a destra in basso), allegato allo stesso manoscritto del XIV secolo insieme all’attenta descrizione che fa l’Azario dei suoi principali fiumi: l’Orco e la Dora. Nel disegno rappresentativo, vi è un’unica imbarcazione-traghetto ed è posta proprio nelle vicinanze del luogo del ritrovamento.
L’immagine dell’imbarcazione adibita a traghetto potrebbe significare qualcosa di più di un semplice disegno figurativo, ma potrebbe altresì essere il reale ricordo di una “cosa” esistente, un fatto reale del quale ci resta ora una testimonianza materiale.
Nelle rive della Dora, nei pressi di Vestignè, intorno all’anno mille c’erano persone che intagliavano i tronchi d’albero per realizzare imbarcazioni in grado di attraversare il fiume, preparando con la massima cura il proprio mezzo di trasporto e affidandosi esclusivamente alle proprie conoscenze.
Dunque, la canoa fluviale moderna ritrova un suo “antenato”, vecchio di 1000 anni,tra le rive della Dora. Mille anni fa c’era qualcuno che sfidava le infauste correnti del fiume per traghettare persone o merci da una sponda all’altra.
C’era già qualcuno che sfidava il fiume con delle canoe, pensando e ragionando sul modo migliore per costruirle.
Anche se non ce ne era certo il bisogno, adesso possiamo affermare con sicurezza che la canoa fluviale ha una storia millenaria, uno sport rappresentativo di un gesto che si ripete, allo stesso modo e con lo stesso spirito, fin dalla più remota antichità.

A cura di Gallo Enrico


Sala S. Marta, Ivrea. Scorcio della mostra

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