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Archeonews del Canavese
ARCHEONEWS DEL CANAVESE
Bollettino di Informazione per i Soci
Notiziario n. 55 - Ottobre 2010
ARCHEOLOGIA RITROVATA
Da sette anni i Gruppi Archeologici d'Italia organizzano, in due giornate del secondo week-and di ottobre, un evento nuovo per la cultura italiana, dedicate a presentare aree archeologiche, musei e attività svolte dai nostri Gruppi, con visite guidate gratuite.
L'iniziativa ha avuto successo e vede l'alto patronato del Presidente della Repubblica ed il patrocinio del Ministero per le Attività e i Beni Culturali – Direzione Generale per i Beni Archeologici.
Il nostro Gruppo ha sempre preso parte a questa iniziativa, con soddisfazione del pubblico intervenuto ai nostri eventi.
Sabato 9 e domenica 10 ottobre 2010 abbiamo organizzato le seguenti visite:
sabato pomeriggio abbiamo illustrato, nel Museo d'Andrade di Pavone, la Mostra da noi creata con il sostegno della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e del Comune di Pavone Canavese, dal titolo “al di là del Po ci sono i Salassi”. Poi siamo saliti sulla Paraj Auta sino all'area archeologica del Laghetto, illustrando anche lungo i sentieri i numerosi massi con incisioni rupestri. Vicino al Laghetto abbiamo visto con grande rammarico che una delle tre maestose querce (Farnia) era stata abbattuta dal potente vento delle settimane tra agosto e settembre.
domenica, al mattino e pomeriggio, grazie all'autorizzazione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e della Città di Ivrea, abbiamo aperto per la prima volta al pubblico con nostra visita guidata, l'area archeologica dell'Anfiteatro di Eporedia. Una decina di nostri Soci ha allestito un gazebo con tavole della nostra Mostra su Eporedia ed ha guidato la visita ai resti del Monumento (m.100 x 65) . Abbiamo consegnato ai visitatori un depliant con il programma delle due giornate e due pagine con testo ed immagini sull'Anfiteatro.
Tra i munerosi visitatori ricordiamo la dott. Paola Mantovani, Capo Ufficio Cultura del Comune di Ivrea, che ha sostenuto l'iniziativa presso la Soprintendenza Archeoloigica del Piemonte, Torino.
LA PIETRA DEL FULMINE
La pietra del fulmine : è questo il titolo di una piccola mostra che si è tenuta la scorsa estate presso il Museo regionale di Scienze Naturali di Torino, avente per soggetto le asce preistoriche, in particolare del periodo neolitico, senza trascurare interessanti confronti etnologici attuali.
Perché "del fulmine"?
Perché, una volta persa, sin da epoca protostorica, la conoscenza del valore di manufatti di questi reperti, li si è interpretati come oggetti piovuti dal cielo con le folgori, di cui avrebbero costituito la punta, accomunandoli talvolta a meteoriti e denti fossili di squalo. Da qui attribuire loro un significato magico il passo è stato breve e d'altra parte già in epoca preistorica alcuni esemplari particolarmente raffinati esulavano dall'uso semplicemente utilitaristico per acquistarne uno cerimoniale o di amuleto, in questo caso a volte miniaturizzati.
Ma, attraverso i secoli, è stato proprio il collegamento con il fulmine a determinarne il rinnovato impiego. Le asce di pietra, piovute con la folgore, sono state adottate dagli uomini per proteggerli da essa dove più spesso si abbatteva seminando morte e rovina: nel focolare domestico; questa collocazione apotropaica è documentata sino a tempi piuttosto recenti. Nella mostra uno spazio è stato dedicato alla presentazione dei vari tipi litologici con cui sono state costruite le asce, dando particolare rilievo alle cosiddette pietre verdi, provenienti dalle Alpi occidentali (pensiamo all'atelier del lago Pistono); di esse esisteva un commercio che giungeva fino alle Isole Britanniche e alla Scandinavia meridionale.
Venivano poi presentati esempi d'uso illustrando le varie modalità di immanicazione sulla base dei pochi reperti esistenti e distinguendo fra scuri ed asce vere e proprie a seconda che il piano della lama sia rispettivamente parallelo o ortogonale al manico. Un filmato di questi ultimi anni girato presso una popolazione della Nuova Guinea che ancora confeziona e fa uso di questi attrezzi mostrava le successive fasi di lavorazione, il loro accoglimento rituale all'interno della comunità la loro efficienza nell'abbattimento di alberi anche di notevoli dimensioni.
Chiudevano la mostra alcuni esempi delle "vere" pietre del fulmine :le folgoriti. Queste si formano quando la folgore si abbatte sulla sabbia, come nei deserti, fondendola e vetrificandola per dar luogo a strutture tubolari, oppure sulle cime e le creste delle montagne, Alpi comprese, dove le rocce silicee liquefacendosi generano particolari concrezioni vetrose.
Guido Rossetti
SEGNALAZIONE MASSO INCISO
Durante una delle numerose ricognizioni estive nel territorio della Serra, i soci Ventosi e Tapparo hanno rinvenuto nei boschi di Andrate un masso piuttosto interessante.
Presenta, oltre ad un bel segno di confine Andrate/Borgofranco, una quarantina di coppelle alcune unite da canaletti, le coppelle sono di dimensioni e fattura differenti e ricprono quasi completamente il masso (vulcanite?) che prospetta sulla valle della Dora Baltea, ma ora circondato da molti alberi. A cura dei Soci è stata realizzata un'ampia documentazione fotografica, rilevato il punto GPS, effettuate prime misurazioni. Sarà utile tornare sul posto per analisi più accurate e per eseguire un rilievo nailografico.
Questo masso coppellato non è mai stato segnalato nè pubblicato.
Immediata è stata l'analogia con il masso, anch'esso coppellato e con segno di confine (Andrate/Chiaverano), ma con vaschetta, pubblicato da Scarzella.
Adele Ventosi
“ARCHEOPARC TANZGASSE
VELTURNO”
“Una storia lunga 7000 anni”
A Velturno (BZ) una moderna struttura di archeoparc permette di preservare dagli agenti atmosferici parte di un luogo di culto megalitico dell’Età del Rame, di proseguire le indagini con ulteriori scavi e nello stesso tempo di renderlo fruibile alle visite. Ci sono stata l’agosto scorso, purtroppo quel giorno non c’era visita guidata, ma i pannelli esplicativi mi hanno aiutata lungo il percorso a comprendere le varie fasi di scavo. Posto sull’asse principale verso il Brennero, l’altopiano di Velturno è stato colonizzato fin dal V millennio a.C.; il sito denominato TANZGASSE si trova ad un’altitudine di 851 metri slm e fu indagato fin dal 1983. Più di dieci campagne di scavo hanno permesso di individuare le seguenti fasi insediative che elenco a partire dallo strato più antico: Neolitico, Età del Rame, Età del Bronzo, Età del Ferro, epoca romana, Medioevo; successivamente il fondo fu sfruttato soprattutto in senso agricolo. Nel livello risalente al Neolitico sono stati ritrovati per ora frammenti di selce, cristallo di rocca e di ceramica decorata (cultura dei vasi a bocca quadrata). La struttura che caratterizza la seconda fase abitativa è la più importante: un vasto complesso megalitico formato da circoli di pietre e da tumuli; i campioni di terreno con resti ossei combusti sono stati datati al terzo quarto del III millennio a.C. Si ritiene che la per la costruzione di tale complesso sia stato necessario uno sforzo notevole, sia come numero di appartenenti alla comunità, sia per le capacità organizzative (trasporto di pietre grandi e piccole, loro scelta, lavorazione e collocazione. Un cerchio, ad es, è riempito di pietre scelte, ognuna di circa 10 cm di asse). Senzascendere troppo nel dettaglio, finora sono state rinvenute quattro strutture di forma circolare (diametro differente), una triangolare e tracce d'aratura rituale. La prima struttura indagata è delimitata a
nord da grandi lastre di pietra, una delle quali presenta 7 coppelle; ciò è particolarmente interessante perché “l’ambiente di rinvenimento prova che la pietra a coppelle ebbe un uso relativo al culto e che già nell’Età del Rame le persone la usavano per scopi ben precisi”.
Sempre in quest’area fu trovata la parte superioredi una stele figurata di 12 cm di spessore, in fillade; vi sono ben raffigurati un pugnale e un’ascia (con manico leggermente ricurvo e immanicatura a ginocchio come quella di Ötzi), altre incisioni rappresentano un arco e delle frecce, permettendo la datazione alla tarda Età del Rame.
Il ritrovamento di ossa umane, di corredi funebri e di offerte votive consente di collegare il complesso
megalitico al culto dei morti ed è stato pure possibile ricostruire il quadro in cui si svolgevano i riti funerari. Adiacente è stato analizzato uno strato che per la tipologia di reperti (frammenti di selce e di
vasellame, scorie di rame e macine) fa pensare ad un insediamento popolato poco prima che il sito
diventasse luogo di culto. Non posso dilungarmi oltre, riferisco solo che nella tarda Età del Bronzo, dopo un periodo di abbandono, la Tanzgasse fu di nuovo abitata: lo testimonia il vasellame riccamente ornato, tipico della “cultura di Luco”. (Ulteriori dettagli e notizie soprattutto circa i ritrovamenti nei livelli più recenti riferirò sul prossimo numero del notiziario.)
Quello di Tanzgasse Velturno è un sito speciale, forse unico per aver conservato tracce di frequentazione dal Neolitico ai giorni nostri, tracce scientificamente indagate, ma suscettibili di ulteriori sviluppi. E’ pure, a mio avviso, un tassello importante per approfondire la conoscenza dei luoghi di culto megalitici dell’Età del Rame lungo l’arco alpino e per confronti con i siti di Sion, S. Martin di Corleans e Sovizzo.
A. Ventosi e F.Tapparo