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Arte rupestre
LA PERA CUNCA ( LA PIETRA CONCA) CAN000.001
La ricerca di manifestazioni di arte rupestre in Canavese, con il contributo dei soci del GAC in più di trenta anni di ricognizioni, ha portato alla conoscenza di numerosi massi recanti incisioni di vario genere e di epoche diverse. Tale cospicua produzione di segni sulla pietra sembra essere maggiore e diversificata man mano che si sale di quota. Al contrario, scendendo verso il fondo valle, le pietre incise risultano minori per quantità e quasi esclusivamente con una tipologia a coppelle.
Ma è proprio dalle quote più basse che proviene la prima segnalazione in Canavese di un masso recante profonde incisioni a coppelle. La rivelazione fu fatta sul finire degli anni venti al Soprintendente di quel tempo e fu definita, negli anni successivi, un “masso-altare”. La pietra, un masso erratico, era già nota da tempo e veniva chiamata tradizionalmente dagli abitanti “Pera Cunca” ossia “Pietra Conca o Concava”. Essa si trova sulle pendici più meridionali dell’Anfiteatro morenico di Ivrea nei pressi di Caravino, tra le ultime colline che testimoniano la massima estensione a sud della lingua glaciale. E’ probabile che sia quest’ultimo il responsabile della presenza in loco della pietra, che la depositò quando il ghiacciaio iniziò a ritirarsi.
La Pera Cunca per alcuni decenni rimase l’unico masso inciso segnalato in Canavese fino a quando, all’inizio degli anni ’70, il Gruppo Archeologico Canavesano individuò numerose altre manifestazioni di arte rupestre. A quegli anni risale il primo accurato disegno della pietra, realizzato da Giuseppe Vachino
Il gruppo A è quello che presenta il maggior numero di coppelle (in totale 6 coppelle collegate da canaletti) tra le quali la più grande misura ben 15 cm di diametro ed una profondità di 6,5cm. La sezione di quest’ultima risulta essere a “V” (da cui si può ipotizzare una esecuzione con strumenti metallici) e sfocia, tramite un canaletto, direttamente nella vasca centrale. La stessa coppella, a sua volta, riceve due canaletti diametralmente opposti originati nel primo caso da una coppella singola, nel secondo caso da una serie di coppelle canalizzate, dalla sezione meno regolare e di forma più arrotondata (un po’ più ad “U”). E’ da osservare che le coppelle si trovano ad altezze diverse ed un eventuale flusso di liquidi prosegue sempre nella stessa direzione (coppelle più piccole, poi coppella grande ed infine vasca centrale). A fianco della coppella maggiore un’altra di dimensioni medie, non collegata con le altre, prosegue con un canaletto verso la cavità centrale.
Il gruppo B è rappresentato da due coppelle ben definite ma di diametro diverso. Entrambe sono canalizzate in direzione della vasca. Il gruppo C presenta anch’esso due coppelle, ma di dimensioni maggiori rispetto al gruppo B. La prima è l’unica coppella di grandi dimensioni senza canaletti, mentre la seconda presenta il solito canaletto sfociante verso la vasca principale. Infine le altre piccole coppelle rivelate sulla superficie del masso risultano insignificanti o addirittura dubbie.
La Pera Cunca non presenta molte analogie morfologiche con gli altri massi incisi della zona. Solamente il complesso di incisioni del Bèc Renon (il sito, sopra Quincinetto a più di 1900 metri di quota, individuato dal GAC e che ha restituito qualche frammento ceramico della tarda Età del Ferro) sembra avere qualche analogia nella lavorazione delle coppelle.
Sulla funzione e l’uso della celebre pietra fin dalle prime osservazioni del Sovrintendente Barrocelli se ne era intuita una quasi certa funzione cultuale. Le coppelle canalizzate e la vasca centrale ben si adattano ai culti che prevedono libagioni su pietre sacre a forma di altare, più volte descritte dai cronisti di età romana riferendosi ai popoli indigeni preesistenti nel Nord Italia. E’ comunque necessario muoversi con cautela su tali informazioni classiche, poiché solo con questi dati (e soprattutto senza un riscontro archeologico) può essere facile arrivare a conclusioni affrettate o erronee.
Fotografie e testo di Gallo Enrico
La località, chiamata Lusenta, è immersa nei boschi di querce e castagni e si trova, in linea d’aria, a metà strada tra i comuni di Borgomasino, Caravino e Cossano, proprio nei pressi del triplice confine fra i citati paesi. Numerosi massi costellano la zona resa brulla dalle colline moreniche, ma nessuna altra pietra presenta incisioni interessanti o di un certo significato. La Pera Cunca è posizionata a ridosso della sommità della collina, appena inclinata ed è, forse, soggetta ad un lento scivolamento sul lieve pendio rivolto a nord-est.
La pietra incisa ha una forma vagamente cilindrica, avente un diametro di circa due metri ed un’altezza media di 60 cm. La parte interna è dominata da una grossa cavità di forma grossolanamente ovale. Le venature caratteristiche della pietra le conferiscono un’origine metamorfica. La pietra infatti è un micascisto con estese inclusioni di quarzo ed è abbastanza comune nella zona. Un po’ meno comune invece è la forma generale del masso che non appare, ad un esame superficiale, essere stata modellata artificialmente. E’ probabile, anzi, che proprio tali caratteristiche (la forma cilindrica e la vasca centrale) le abbiano conferito un posto “speciale” rispetto alle altre pietre circostanti.
Attorno alla grossa vasca centrale ellittica ( avente un larghezza massima di circa 90 cm.) si distribuiscono le coppelle che sembrano raggrupparsi in tre zone distinte.