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Arte rupestre
La Civiltà Megalitica e le statue-stele di Tina (Vestignè)
La presenza della Civiltà dei Megaliti, ossia delle “grandi pietre”, è testimoniata in tutta Europa come un momento di apoteosi della civiltà contadina, ereditaria delle precedenti esperienze neolitiche, dove tutta la società ruotava attorno al ciclo naturale delle coltivazioni e quindi della prosperità e fertilità della terra. In Canavese, invece, le tracce, fino a poco tempo fa, erano ancora assai sporadiche e rare, se non addirittura assenti, in netta controtendenza rispetto ad altri luoghi più o meno vicini, come ad esempio la Valle d’Aosta o la Liguria, dove sono stati ritrovati reperti ed insediamenti che suggeriscono la presenza di una civiltà ormai complessa e matura.
Nel 1997, nei pressi di Tina, vennero recuperate due grosse pietre accuratamente lavorate e, grazie all’intervento di recupero di P. Ramella e del GAC furono riconosciute e consegnate alla Soprintendenza di Torino, che le esaminò confermandone il valore storico ed archeologico. Le due pietre sono infatti state riconosciute come statue-stele (le prime ed uniche finora rinvenute in Piemonte), assai simili a quelle ritrovate ad Aosta ed a Sion, in Svizzera, datate all’età del Rame (3000-2500 a.C.). Negli studi più recenti esse vengono interpretate come rappresentazioni di divinità o di eroi divinizzati, delle vere e proprie icone sulle quali si celebrava il culto di quel tempo. La pietra più curata è denominata “Tina 1” nella quale si può riconoscere parzialmente il volto, accompagnata da due piccoli gruppi di coppelle sulle spalle e 9 strisce orizzontali sul tronco. Sul retro la pietra è stata letteralmente ricoperta di coppelle, anche profonde, delle quali si ignora tuttora la funzione.
La stele “Tina 2”, invece, non presenta coppelle e la sua parte superiore risulta piuttosto consunta e non si riconoscono particolare del volto. Sono invece ancora visibili 6 strisce orizzontali, particolare che accomuna le due pietre. Esse probabilmente facevano parte di una vasta area cultuale, ancora non indagata, poiché è tuttora sommersa sotto un vasto spazio di detriti e strati alluvionali al di sotto del livello della Dora, che nel corso dei secoli, ha lentamente depositato strati di materiali, oscurandole alla vista, ed il ricordo, per millenni.
Scritto da Enrico Gallo, documentazione tratta da: Pietro Ramella 2003. “Ivrea e Canavese, dalle origini al medioevo”. Bolognino Editore.
I disegni sono di P.A. Piana, le fotografie di E. Gallo.